dieta

Parliamo di dieta?

Se dico la parola cibo. A cosa pensate? Quale emozione provate? Il cibo è uno dei principali temi trattati nel mondo del fitness. Ma allarghiamo un po’ lo sguardo! Vi va?

In realtà, sembra proprio che si tratti di uno degli argomenti di discussione più quotati in ogni ambito della vita. Non credete? Le famiglie, per esempio, si organizzano intorno ai pasti principali. Non a caso, spesso capita che la prima domanda che ci si pone al mattino sia “cosa mangiamo oggi?”, “cosa tiro fuori dal frigorifero per stasera?”. Forse state pensando che capita anche a voi, come un automatismo, e solo ora ci state prestando attenzione. È così?

E della vostra attività social che dite? Vi siete accorti di quanto sia presente il cibo nei social network? Scorrendo la home di Facebook, per esempio, partono (ora anche automanticamente!) una miriade di video di ricette rapide e tutorial; e poi si trovano articoli sulle proprietà degli alimenti, moniti contro alcuni cibi e esaltazione di altri. E tutte quelle immagini invitanti di dolci e salati su Instagram? E in edicola, per chi ancora la frequenta, quante riviste esistono dedicate all’alimentazione? Per non parlare delle decine di programmi TV che propongono gare all’ultimo piatto! Confesso, anche io sono una “fanatica” della cucina e questi programmi mi attirano moltissimo.

Insomma, siamo sommersi dal cibo, bombardati. Eppure, quando si parla di dieta … “ALT!” Questo è un territorio offlimits. Le resistenze la fanno da padrone. Le emozioni piacevoli, l’entusiasmo, il divertimento e la gioia, spesso, cedono il passo alla spiacevolezza, alla noia, alla tristezza, alla rabbia, alla paura. È così anche per voi? O lo è stato? Provate a pensarci e a stare in contatto con voi … come vi sentite di fronte all’idea di stare a dieta?

Il termine dieta indica l’insieme di alimenti, variamente combinati, che si assumono abitualmente. Cosa c’è di spiacevole in questo? Per che cosa ci si sente arrabbiati, tristi e spaventati?

dieta

La maggior parte delle persone associa al termine dieta l’idea di una restrizione calorica caratterizzata da estrema rigidità. Dunque, come vi sentite di fronte ad un obbligo, ad una limitazione? Arrabbiati? La rabbia è fisiologica di fronte a delle modalità impositive rigide. Quindi è assolutamente comprensibile sperimentare questa emozione. Inoltre, di solito, all’inizio di una dieta si sperimenta un iniziale e pervasivo senso di perdita. Perdita di libertà e spontaneità, perdita di autonomia (in fin dei conti si dipende da un foglio con delle prescrizioni, da un professionista, da schemi e regole), perdita di creatività e originalità (sembra ridursi lo “spazio di manovra” per creare). E sapete qual è l’emozione fisiologicamente collegata alla perdita? La tristezza. È quindi frequente sentirsi tristi. A questo si aggiunge il cambiamento, la novità, che spaventano sempre un po’.

Questo insieme di emozioni, spesso caotico e inconsapevole, sembra essere vero sia per chi è obbligato a seguire una dieta per questioni di salute, per perdere peso o per prendere chili, che per chi si avvicina alla sana alimentazione per ragioni legate al fitness o allo sport più in generale. In questo caso intervengono un mix di motivazioni: salute, estetica e performance (di questo parlerò presto in un altro articolo!). Ma in questo articolo non ho intenzione di parlarvi specificamente di emozioni, bensì di come rendere più prevedibile ciò che vi attenderà nell’affrontare una dieta. In particolare mi soffermerò su ciò che riguarda la scelta di intraprendere un percorso alimentare di un certo tipo. E di quali sono i pro e i contro di scegliere una dieta rigida piuttosto che una dieta flessibile. Preciso subito che qui non tratterò di aspetti medici e nutrizionali (non è mia competenza!), ma delle implicazioni psicologiche delle scelte che potrete fare intorno al delicato tema dell’alimentazione; e aggiungo la promessa di approfondire questa tematica in altri suoi aspetti, in articoli futuri.

Intanto, se state pensando di iniziare una dieta, vi trovate di fronte ad una scelta. È importante riconoscersi la libertà di scegliere, in modo informato, cosa fare per sé. Su questo ognuno ha potere! Prima, vi invitavo a riflettere sulle emozioni che “girano” intorno al tema della dieta. Vi chiedo: quanto ci si può sentire intimoriti nel momento in cui si prende una nuova decisione per sé? E come è possibile ridurre lo stato d’ansia legato a questo momento? Precisavo, precedentemente, come possa essere spaventoso avventurarsi in un territorio senza conoscerlo (perché nuovo) e con un senso di imprevedibilità. Il primo passo da compiere sembra, quindi, essere la raccolta di informazioni, affinché possiate costruire una mappa fedele del territorio in cui vi muoverete (aspetto valido per tutto, non solo per l’alimentazione!), il che renderà più prevedibili i passi che farete. Provate a immaginare quale potrebbe essere l’effetto di questo modo di procedere sull’agitazione che state sperimentando.

Quindi, la prima cosa da fare è chiedersi:

  • Qual è il mio obiettivo?
  • Ho problemi di salute da risolvere o voglio solo aderire ad uno stile alimentare sano e che mi rispecchi di più?

Dati questi due punti importanti, potrebbe essere buono domandarsi:

  • Ritengo di poter procedere da solo o ho bisogno di richiedere l’aiuto di uno specialista? In questo caso so a chi rivolgermi? So come documentarmi a riguardo? Ci sono molti specialisti che ruotano intorno al settore alimentare. Solo alcuni abilitati a prescrivere diete. Altri potrebbero sostenervi nella raccolta di informazioni. A volte, in alcuni casi specifici, potreste avere bisogno di essere sostenuti psicologicamente. Insomma, da questo comprenderete quanto sia importante sapersi muovere!

Ma c’è un’altra domanda importante:

  • Da come mi conosco, per quello che so di me e del mio modo di funzionare è meglio per me una dieta rigida o una dieta flessibile? Per questa domanda è importante conoscere le differenze di queste due macrocategorie. E, probabilmente, se la difficoltà nell’intraprendere o nel portare avanti una dieta dura da tanto tempo, potrebbe essere consigliato un supporto psicoterapeutico (ma di questo vi parlerò in un altro articolo).

Vi starete chiedendo: tutte queste domande solo per una dieta? Per la mia esperienza personale e professionale, iniziare un nuovo percorso alimentare senza queste premesse sarebbe come costruire un edificio senza fondamenta!! Uno dei motivi per cui la dieta potrebbe diventare una gabbia stretta dalla quale prima o dopo si vorrà fuggire, passando da un atteggiamento di ipercontrollo su di sé a comportamenti avventati di svincolo ribelle. Adesso immagino che stiate pensando “la dieta rigida quindi non è la strada giusta”. Vi dirò, invece, che se per rigidità intendiamo “controllo” esistono anche modi sani, buoni e amorevoli per controllarsi (muovendosi in modo sicuro e proteggendosi) e questo per alcune persone (per chi si trascura, per chi agisce in modo impulsivo e incauto) risulta essere proprio importante. In questo caso la dieta rigida potrebbe essere la strada da prediligere. Al contrario, per chi parte da una situazione di estremo controllo su di sé, un po’ di libertà (non avventata) non potrà che fare bene!! Quindi: via libera alla flessibilità!

Insomma, mantenendo il focus sulla salute (sempre prioritaria) e sul proprio obiettivo, è possibile fare la scelta migliore per sé. Scelta che porterà risultati evidenti, misurabili e soprattutto duraturi nel tempo. Accompagnati da un senso di tranquillità, soddisfazione e più in generale emozioni positive.

DIETA RIGIDA

Quando parlo di dieta rigida mi riferisco a tutte quelle diete in cui vi è una impostazione schematica riguardo alla scelta degli alimenti (dosi, cibi, numero di pasti) e alla strutturazione dei pasti durante la giornata. Non intendo, quindi, una dieta ipocalorica restrittiva e che non tiene conto del fabbisogno calorico giornaliero! A tal proposito, torno a ricordare che esistono professionisti che possono aiutarvi nello stabilire ciò di cui fisiologicamente avete bisogno. Generalmente sconsiglio il fai-da-te in psicologia così come negli altri ambiti.

La dieta rigida ha una serie di vantaggi psicologici:

  • È semplice da seguire: questo può far aumentare il senso personale di autoefficacia.
  • È rassicurante: è prevedibile. L’assenza di grossi margini di modifica (macronutrienti e micronutrienti sono già prestabiliti nelle dosi scelte dallo specialista) consente di ridurre al minimo la possibilità di commettere errori.
  • È utile per raggiungere obiettivi specifici: le poche possibilità di errore aumentano la probabilità di raggiungere i risultati attesi (salvo un primo periodo in cui il fisico ha da abituarsi al nuovo regime alimentare). È un’ottima scelta per chi ha obiettivi sportivi, obiettivi di dimagrimento o di aumento di peso.

Allo stesso tempo può presentare una serie di rischi:

  • Implica adattamento passivo: la persona ha da adattarsi alla dieta preimpostata. La dieta, anche se personalizzata, è da seguire senza la possibilità di apportare modifiche sostanziali; la persona non è attiva nel decidere, rischia di restare poco in ascolto di sé.
  • Implica l’affidarsi a qualcuno: la fiducia nell’altro (oltre che in sé stessi) è centrale in questo caso. A questo proposito può intervenire un processo di “controllo dall’esterno”. Di fronte a questo (sicurezza e controllo) la persona può sperimentare emozioni ambivalenti.
  • Dinamica di dipendenza: nel lungo periodo la persona può sperimentare un senso di “dipendere da” (dal professionista, dalla scheda alimentare …), tanto da non avviare un processo di sano svincolo che implicherebbe una rieducazione alimentare che promuova l’autonomia e quindi l’auto-controllo amorevole di sé.
  • Evitamento sociale: la presenza di uno schema preimpostato, sia per l’alimentazione sana che per i momenti di “sgarro”, può diventare LA regola per gestire i propri contatti sociali. La persona sceglie i giorni in cui può uscire con gli amici sulla base del giorno di sgarro, sceglie gli amici con cui uscire e i locali da frequentare sulla base della propria scheda alimentare. Il rischio è quello di ridurre, via via, il numero di uscite e la rete sociale.
DIETA FLESSIBILE

Per dieta flessibile intendo uno stile alimentare sano caratterizzato da elasticità. In una dieta flessibile non vi sono conteggi rigorosi, non vi sono schemi preimpostati. Implica per la persona la conoscenza di sé a livello fisiologico, di qual è il proprio fabbisogno calorico, di come si impostano i macronutrienti (per un approfondimento riguardo a kcal e macro consiglio un articolo della mia amica Agne clicca qui). In questo modo la persona, pur supportata da un professionista, può gradualmente raggiungere un buon livello di autonomia e di gestione della propria alimentazione.

I vantaggi psicologici:

  • La dieta si adatta alla persona e alle situazioni sociali (tiene in considerazione, nell’ambito di un’alimentazione sana, dei gusti personali e delle variazioni della quotidianità).
  • Implica rieducazione alimentare: questo porta a promuovere autonomia. La persona sperimenta, via via, un minore senso di imposizione e controllo.
  • Stimola consapevolezza di sé: la persona impara ad ascoltarsi e ad osservarsi per stabilire cosa va bene per sé. Quali aggiustamenti vuole fare per aumentare il proprio livello di benessere.
  • È sostenibile nel lungo periodo, proprio per la varietà delle possibilità di assunzione dei cibi e di combinazioni (stimola creatività!).
  • Riduce i limiti a livello sociale: l’assenza di schemi rigidi tende ad agevolare l’incontro sociale, imparando come muoversi a livello alimentare anche quando non si è a casa e non si possono contare le kcal.

Svantaggi:

  • La dieta flessibile può diventare una “gabbia dorata”: la persona, non dipendendo più da un professionista, potrebbe cominciare a dipendere dal conteggio ossessivo dei macronutrienti per ripristinare un livello di controllo su di sé. O dalla scelta minuziosa degli alimenti per evitare il senso di colpa.
  • La dieta flessibile non è adatta a chi si approccia per le prime volte ad un percorso di cambiamento alimentare. È importante essere supportati, almeno inizialmente, da un professionista. A maggior ragione se esistono problemi di salute.
  • I risultati sportivi (soprattutto ad un livello agonistico) richiedono un necessario controllo e quindi minore flessibilità. In questi casi è più adatta una dieta rigida che renda il più prevedibili possibili i risultati.
  • Un’eccessiva flessibilità, in persone che tendono a trascurarsi e a fare scelte impulsive (p. esempio sperimentazioni azzardate) potrebbe rappresentare un problema.

Per concludere, mi sento di poter dire che, come spesso capita, la scelta migliore per sé implica conoscersi profondamente, riconoscere di cosa si ha bisogno e sapersi appoggiare ai giusti professionisti. È importante ricordare, infatti, che esistono criteri realistici, specifici e scientificamente rilevanti a cui potersi affidare. Questo aspetto è rilevante, a livello psicologico, per sperimentarsi in modo libero, creativo e rispettoso di sé, senza trascurare l’aspetto della sicurezza e della protezione.

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A volte la relazione con il cibo è lo specchio della relazione che abbiamo con noi stessi e con gli altri. Un vero e proprio emblema del legame di attaccamento.

Dott.ssa Luana GIOVANELLI

Psicologa, Psicoterapeuta, Analista Transazionale CTA

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