obesità infantile

Obesità infantile: è giusto mettere a dieta un bambino?

Sovrappeso e obesità infantile sono in crescita nella nostra società. Molti fattori contribuiscono al verificarsi di questa tendenza. L’origine dell’obesità durante infanzia e adolescenza è complessa. Quindi è importante comprendere come intervenire nel caso di bambini in questa condizione. Mettere a dieta il bambino è utile? È l’unica soluzione disponibile?

Come mai il bambino aumenta di peso?

Ciò che determina l’aumento di peso, a tutte le età, è un meccanismo fisiologico. In estrema sintesi: un’alimentazione ipercalorica, non accompagnata da un aumento dell’attività fisica, conduce a condizioni di sovrappeso/obesità. Assumere più calorie di quelle necessarie fa sì che il peso aumenti.

Il comportamento alimentare del bambino è influenzato dal comportamento del genitore durante i pasti. Esistono comportamenti che influenzano positivamente il modo di alimentarsi dei bambini e altri che, al contrario, rinforzano comportamenti alimentari disfunzionali.

Sono i genitori a promuovere le prime esperienze che i bambini hanno con il cibo. Sia attraverso il loro stesso comportamento alimentare che mediante regole alimentari e routine quotidiane.

È importante prevenire comportamenti alimentari che conducano ad aumento del peso nei bambini.

E quando la condizione di sovrappeso o obesità è già presente, cosa fare?

Come già detto, il problema principale per un bambino che ingrassa è il comportamento dei genitori. Se è vero che esistono dei fattori genetici che predispongono all’obesità, un’alimentazione che rispetti il fabbisogno calorico del bambino è correlata a normopeso. A meno che non vi siano altre cause mediche rilevanti. Spesso bambini obesi sono figli di genitori obesi.

Occorre, quindi, che i genitori si interroghino, prima di tutto, su quale sia il loro modo di alimentarsi e di relazionarsi con il cibo. Quali routine familiari vengono sostenute. Quale stile di vita hanno scelto per sé e per i propri figli. Quale ruolo assume il cibo nella quotidianità, nella gestione delle emozioni e nelle relazioni. E quante informazioni abbiano rispetto alla sana alimentazione nel bambino.

No alla dieta nei bambini!

La prescrizione di una dieta restrittiva nei bambini non conduce ad alcun risultato e psicologicamente impedisce lo sviluppo di alcune competenze utili per gestire il proprio comportamento alimentare in modo autonomo e consapevole.

Cosa fare come genitori?

1) Favorire l’autoregolazione dell’introito calorico

È sconsigliato il controllo da parte del genitore mediante restrizione calorica o cambiamento drastico della qualità degli alimenti (proibizioni).
Un eccessivo controllo rende il bambino incapace di darsi libertà in modo sano e aumenta il rischio di comportamenti “ribelli” rispetto all’assunzione di cibo, fuori controllo.

Al contrario è utile che il bambino sia autonomo nel decidere le porzioni. Una porzione da adulto può risultare inadeguata per un bambino, il quale può sentirsi costretto ad assumere cibo oltre il suo naturale senso di sazietà. La regolazione dell’introito calorico dall’esterno non è utile e può causare due meccanismi opposti legati al cibo: rifiuto/inibizione o perdita di controllo/abbuffata. Il secondo caso è comportamento tipico di bambini sovrappeso.

2) Ascoltare i segnali fisiologici di fame e sazietà

Fame e sazietà sono due meccanismi fisiologici alla base del comportamento alimentare. Il centro della fame consente all’organismo di inviare segnali che, ascoltati, attivano verso un comportamento di assunzione di cibo. Il centro della sazietà inibisce quello della fame, bloccando lo stesso comportamento. Ecco perché, insegnare al bambino a riconoscere di volta in volta tali segnali è importante per modificare il comportamento alimentare.

È evidente che un adulto allenato ad ascoltare il proprio senso di fame e sazietà sarà più competente nell’aiutare i propri figli a farlo. È importante durante il pasto che al bambino vengano proposte porzioni adeguate e che sia stimolato, tra una portata e l’altra, a domandarsi “sono sazio?”, “ho ancora fame?”.

3) Sviluppare capacità di regolazione emotiva

Il cibo è largamente utilizzato come mediatore per gestire le proprie emozioni. Un’incapacità del genitore di riconoscere e gestire adeguatamente le proprie emozioni e quelle del bambino condurrà ad un utilizzo improprio di modalità disfunzionali, quali l’ausilio del cibo. Quante volte un bambino che piange viene consolato offrendo del cibo? Quante volte un bambino che “fa i capricci” viene punito attraverso una proibizione alimentare? Quante volte si vedono bambini annoiati che vengono intrattenuti con qualche alimento gustoso?

È utile, quindi, imparare ad ascoltarsi ed ascoltare. Avviare riflessione condivisa su come ci si sente. Trovare modi alternativi al cibo per regolare gli stati emotivi!

4) Conoscere gli effetti di fattori percettivi sul comportamento alimentare

Alcuni fattori percettivi guidano l’acquisto e l’assunzione di cibi. È importante rendersi consapevoli rispetto a ciò che accade a livello percettivo mentre si scelgono alcuni alimenti e anche mentre si mangia. Questo aiuterà a regolare il comportamento alimentare anche sulla base di come viene percepito ciò che c’è nel piatto.

I meccanismi percettivi influenzano particolarmente il modo di mangiare dei bambini. É importante, quindi, che il genitore tenga conto di colori, odori, grandezza dei piatti, e si adoperi affinché l’esperienza percettiva del bambino a tavola sia piacevole.

5) Acquisire informazioni nutrizionali utili

L’aiuto di un nutrizionista risulta comunque molto utile. Anche se per i bambini non è indicata la prescrizione di una dieta, è importante che genitori di bambini in sovrappeso o obesi si rivolgano ad un nutrizionista.

Lo scopo è quello di avere indicazioni specifiche su quantità e qualità dei cibi che il bambino può o deve assumere. È importante perché non sono i bambini a fare la spesa e a decidere, bensì i genitori. Un po’ di libertà è utile affinché il bambino sviluppi autonomia, ma è altrettanto importante che i genitori sappiano accompagnare il bambino nel fare scelte da una posizione protettiva.

Sovrappeso e obesità nell’infanzia, infatti, predispongono ad una serie di fattori di rischio cardiovascolare, diabete, ipertensione e displidemie (valori alti di trigliceridi e colesterolo ldl nel sangue). Per questo è importante per il bambino assumere alimenti sani e nelle giuste quantità.

Prevenzione e intervento psiconutrizionale

Data la compresenza di fattori psicologici e fisiologici che predispongono e mantengono sovrappeso e obesità nel bambino, risulta indicato un intervento mirato di tipo psiconutrizionale. Questo consente di avere adeguate informazioni nutrizionali e sviluppare competenze nuove di gestione del proprio comportamento alimentare e di quello del bambino.

Dott.ssa Cristina Fantasia – Biologa Nutrizionista (seguila!)
Dott.ssa Luana Giovanelli – Psicologa Psicoterapeuta (seguimi!)

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