omofobia

Io non sono omofob*! Da dove nasce l’omofobia?

Io non sono omofob*!
Quando si parla di omofobia si è sempre pronti a schierarsi in “pro” e “contro”! C’è chi fieramente sostiene di non essere omofobo e chi, al contrario, mette in atto condotte omofobiche usando giustificazioni di ogni tipo. Ma cos’è realmente l’omofobia? Come si sviluppa? E cosa è possibile fare per riconoscerla e ridurla?

 

Pregiudizio

Per comprendere appieno il significato di “omofobia” è utile familiarizzare con il concetto di pregiudizio. Il pregiudizio indica un’opinione anteriore alla conoscenza di un fatto, è diretto a gruppi sociali e risulta svalutante nei confronti dei soggetti a cui è rivolto. Ma perché parlare di pregiudizio?

Ognuno di noi ha dei pregiudizi. Questo è un elemento imprescindibile. Chi dichiara di esserne privo, non si conosce veramente. E non conosce il funzionamento della mente. Il pregiudizio deriva da un processo cognitivo utilissimo: la categorizzazione. Processo che consente di fare un po’ di “economia” a livello mentale. Sintetizzando i dati della realtà circostante e riducendoli a categorie è possibile velocizzare la presa di decisione, la risoluzione di problemi e i processi di valutazione delle situazioni. Il pregiudizio ha a che fare con tutto questo a livello sociale. Rende più semplice muoversi nelle relazioni sociali sulla base di stereotipi.

Allora come mai rischia di diventare così dannoso?

Tutto ciò che diventa rigido e inflessibile è fonte di problemi. E così, un processo utile può diventare dannoso! Ognuno di noi ha pregiudizi, sì. Ma quanto siamo disposti a rivederli nel tempo e a raccogliere le informazioni necessarie per verificarli di volta in volta?

Pregiudizio e Omofobia

La parola omofobia indica la paura o, più frequentemente, il rifiuto dell’omosessualità. La paura a cui si fa riferimento, tuttavia, non è l’emozione primaria e adattiva che si presenta in situazioni di pericolo, bensì una paura appresa e in larga misura influenzata dai pregiudizi sociali più diffusi. L’omofobia è, dunque, un fenomeno culturale e assume forme e significati differenti a seconda del contesto in cui si sviluppa e si manifesta. Ciò che è utile sottolineare è che l’omofobia non riguarda, come spesso si crede, soltanto le relazioni affettive e/o sessuali omoerotiche ma anche e soprattutto la confusione dei generi! Vediamo meglio di cosa si tratta, utilizzando il concetto di pregiudizio come base.

Il pregiudizio sessista (quindi legato ai generi) influenza largamente il pregiudizio omosessuale. Nel sessismo, gli stereotipi e i pregiudizi che sottolineano le differenze di genere tendono a discriminare le donne; nei rapporti tra i due generi è largamente diffuso il predominio maschile: nella maggioranza delle culture, agli uomini è riconosciuto più controllo sociale, potere e superiorità di ruolo e di funzioni. Le differenze di genere e i pregiudizi legati ai ruoli sociali di uomini e donne sono alla base del pregiudizio omosessuale. Vediamo in che modo.

La paura della confusione dei generi riguarda la possibilità che “un uomo possa cessare di esser uomo, o una donna di esser donna” (Castañeda, 2006). Questa paura affonda le sue radici a livello culturale, individualmente e collettivamente. La maggior parte dei pregiudizi omosessuali derivano proprio da questa possibilità di confusione. Il genere dà ordine e certezza agli esseri umani individualmente, a livello relazionale e sociale. La paura, fondata sui pregiudizi, muove le condotte discriminatorie per chi è diverso. Quando la diversità riguarda un aspetto così importante a livello esistenziale, la paura aumenta. L’omofobia diventa un valore implicito, inconscio, che genera reazioni automatiche.

L’omofobia per gli eterosessuali ha una funzione: preservare i ruoli di genere. Questo spiega anche la prevalenza di omofobia e condotte discriminatorie verso i maschi più che verso le femmine. L’omofobia degli omosessuali, invece, è definita interiorizzata. Riguarda il “generale atteggiamento negativo delle persone omosessuali nei confronti del proprio orientamento sessuale” (Prati, Pietrantoni, Buccoliero e Maggi, 2010). L’omofobia si manifesta come senso di inferiorità, convinzione di essere malati e scarsa accettazione di sé.

A livello socioculturale, il ruolo della mascolinità è fondamentale. Nella società di oggi esistono ancora stereotipi e pregiudizi di genere che sostengono il sessismo. Per questo è molto più tollerata l’omosessualità femminile (che non intacca in alcun modo gli aspetti di mascolinità) rispetto a quella maschile.

Ma è davvero chiara la differenza tra sesso, genere e orientamento sessuale?

Fare chiarezza rispetto a termini e concetti è importante. Raccogliere informazioni attendibili, chiare e concrete aiuta ognuno a prendere decisioni e a mettere in atto comportamenti da una posizione consapevole e non contaminata da credenze distorte e stereotipi.

Facciamo allora un po’ di chiarezza!

 

Sesso biologico, identità di genere e orientamento sessuale

Spesso i concetti di genere e orientamento sessuale vengono sovrapposti generando la matrice di credenze entro la quale si sviluppa l’omofobia, alla base delle condotte discriminatorie.

Il sesso biologico è determinato a livello genetico dai cromosomi sessuali e si esprime a livello biologico (ormoni, apparato genitale e riproduttivo, caratteristiche somatiche). Indica l’appartenenza al sesso femminile o maschile. Esso rappresenta il punto di partenza per la formazione dell’identità di genere, ovvero l’identificazione individuale in caratteristiche maschili o femminili. Tuttavia, non necessariamente sesso biologico e genere coincidono.

Il genere rappresenta l’insieme delle caratteristiche, non biologiche, che distinguono a livello socio-culturale l’essere uomo e l’essere donna. Ossia l’aderenza e la vicinanza di una persona alla definizione culturalmente condivisa di maschio e femmina. Il sesso, quindi, rappresenta un fattore innato, mentre il genere viene costruito, appreso e mantenuto a livello culturale. Il genere è frutto di un persistente rinforzo sociale e culturale dell’identità. Viene creato nelle relazioni quotidiane che definiscono le caratteristiche di maschile e femminile. A livello sociale, le persone manifestano continuamente la loro appartenenza di genere mediante comportamenti tipici, abbigliamento e linguaggio.

L’esperienza interiore del genere è definita identità di genere. Il concetto stesso di genere porta con sé un insieme di credenze e aspettative sociali rispetto a ciò che è considerato adeguato e appropriato per uomini e donne. Intorno al genere si costruiscono una serie di stereotipi legati ai ruoli di genere. Se l’identità di genere rappresenta l’esito di un processo di identificazione soggettiva rispetto al proprio essere uomo o donna, il ruolo di genere rappresenta l’esito di un processo collettivo di costruzione di credenze condivise.

L’orientamento sessuale, invece, non riguarda il genere bensì rappresenta la direzione prevalente e stabile dell’attrazione affettiva e/o sessuale verso un’altra persona. Da queste precisazioni discende la comprensione di cosa si intenda per omosessualità. Si definisce omosessuale chi avverte attrazione affettiva e/o sessuale verso il proprio stesso sesso.

È frequente la confusione tra omosessualità e caratteristiche di genere. Quando non è chiara e compresa la differenza tra genere e orientamento sessuale il rischio è di definire omosessuali tutte le persone che presentino caratteristiche che a livello sociale ricadano nel ruolo di genere opposto al sesso di appartenenza (per esempio, uomini effeminati, donne mascoline, persone che svolgono attività solitamente più socialmente riconosciute come adatte al genere opposto a quello di appartenenza). Questa associazione non è scontata!! Così come non è scontato che chi assume ruolo di genere opposto al proprio sesso biologico di appartenenza abbia sviluppato un disturbo definito a livello psichiatrico disforia di genere. La disforia di genere, conosciuta comunemente come transessualità, ha a che fare con l’identità di genere, non con il ruolo di genere né con l’orientamento sessuale. In altre parole, la persona transgender sviluppa un vissuto soggettivo opposto rispetto al sesso biologico di appartenenza.

Nell’interazione tra sesso biologico, genere (identità e ruolo) e orientamento sessuale si costruisce l’identità sessuale.

 

Avere conoscenze distorte e contraddittorie riguardo all’identità sessuale, e quindi all’omosessualità, conduce allo sviluppo e al rafforzamento di pregiudizi. Questi costituiscono la base dell’omofobia. Da qui l’importanza di una corretta informazione per avviare percorsi di sostegno mirati, sia per persone LGBT+ che per chiunque possa presentare difficoltà di accettazione rispetto a questo ambito così delicato.

 

Dott.ssa Luana Giovanelli – Psicologa e Psicoterapeuta (seguimi!)
Esperta in tematiche LGBT+
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