divorzio

La fine di una relazione: come gestire la separazione.

La separazione è una delle esperienze più dolorose che una persona possa sperimentare.
Accettare una relazione che finisce è un processo lungo e, spesso, complicato. Tale processo è molto simile a quello del lutto.

Cosa succede a chi si separa?


La separazione dalla persona amata è dolorosa non solo per chi viene lasciato, ma spesso anche per chi lascia. È frequente, in entrambi i partner, lo sviluppo di un senso di insicurezza e di confusione emotiva. In particolare, chi lascia farà i conti con la responsabilità della scelta, con l’impotenza nel vedere l’altro soffrire e con il senso di colpa. La persona che viene lasciata, tuttavia, è colei che faticherà di più nel processo di elaborazione della perdita, per via del maggiore coinvolgimento emotivo.

Separazione e cambiamento

La chiusura di una relazione non implica soltanto la fine di un sentimento ma la dissoluzione di una progettualità (con la conseguente difficoltà a prefigurarsi il futuro), la ristrutturazione della propria idea di sé e di “sé-con-l’altro”, la perdita di uno status e di un ruolo. 
In una parola: cambiamento.

Come sostenere sé stessi nel cambiamento

Per superare il dolore della separazione la persona lasciata attraverserà un lungo periodo in cui sarà impegnata nell’elaborazione e nell’accettazione della perdita e di un cambiamento non voluto. Chi “subisce” una scelta deve avviare un processo di adattamento alle nuove condizioni. La capacità di adattamento dipende da alcuni fattori: la comprensione dell’evento, il contatto con sé, l’integrazione dell’evento nella propria storia, le capacità di coping. 

Comprensione dell’evento

È frequente che chi viene lasciato, viva la fine della relazione come un “fulmine a ciel sereno”. A parte rarissimi casi, questa è una sensazione derivante da una incapacità prolungata di cogliere segnali nella coppia in crisi. La mancanza di dialogo, l’assenza di una relazione fondata sulla sincerità e sulla spontaneità, la presenza di un sistema di riferimento rigido nella persona, non permettono di comprendere che qualcosa non sta funzionando. Questo rende impossibile la sua risoluzione nella coppia. Cogliere segnali di disagio o di crisi consente ai partner di avviare comprensioni dei processi in gioco, di negoziare e di prendere decisioni (più o meno condivise, ma senz’altro esplicite).

Quando tutto questo manca, la persona più consapevole rispetto alle difficoltà della coppia avvia una riflessione da sola e prende una decisione che non tiene conto dell’altro, o semplicemente non lo coinvolge. In questo caso essere lasciati è un evento improvviso che necessità di una comprensione a posteriore. La persona deve avviare un processo di sensemaking (attribuzione di senso agli eventi pre-separazione). 

Contatto con sè

Il contatto con sé è una delle capacità più importanti in qualunque situazione. Stare in contatto con sé significa SENTIRE profondamente, cogliere sensazioni ed emozioni che ci caratterizzano di fronte ad un determinato stimolo. Lo stimolo può essere interno (un pensiero, un ricordo, un sintomo corporeo) oppure esterno (una condizione ambientale, il modo di comportarsi dell’altro con cui si è in relazione). Essere lasciati è uno stimolo esterno di fronte al quale la persona lasciata si attiva in un certo modo. Ognuno si attiva emotivamente a seconda della propria storia evolutiva. Di fronte ad uno stesso evento persone diverse si sentono in modi differenti, pensano cose diverse e mettono in atto comportamenti differenti. Interrogarsi su come ci si sente è importante per avviare comportamenti congruenti al proprio modo di sentire e alla situazione. Le emozioni, infatti, possono essere adattive solo se vengono colte adeguatamente, comprese e gestite. 

Integrazione

Con il termine integrazione si intende il passaggio dal mero sentire al dare senso all’evento alla luce del proprio passato, con lo scopo di ridirezionare l’azione presente e futura.
A volte, a causa della propria storia evolutiva, si sentono emozioni non congruenti alla situazione. In questo caso è importante dar loro senso alla luce della storia di vita. Che senso hanno certi stimoli per la persona? Che significato attribuisce la persona agli eventi? Cosa significa separarsi per la persona? E cosa perde di sé stessa nell’essere lasciata? La risposta a queste e altre domande consente di tornare a progettare la propria vita senza l’altro. 

Strategie di coping

Essere lasciati, così come altre situazioni di vita, porta la persona a sviluppare stress. Lo stress è una situazione di scompenso, disequilibrio, in cui la persona percepisce una richiesta di adattamento eccessiva da parte dell’ambiente esterno a fronte di scarse risorse per farvi fronte. È importante, in questi casi, sviluppare strategie di coping o capacità di fronteggiamento. Alcune capacità sono già sviluppate nella persona che ha soltanto da riconoscerle e mobilitare. Altre vanno costruite ad hoc per quella situazione. Ecco perché, la separazione (come altri eventi stressanti o traumatici), può essere un momento di vero e proprio miglioramento e potenziamento di sé! Tra le strategie di coping troviamo: le capacità comunicative, la capacità di analisi dei dati di realtà e di sintesi dell’esperienza, il problem solving, empatia e capacità di rispecchiamento, la capacità di autoregolazione emotiva, la presa di decisione.

Elaborazione della perdita

È importante ricordare che l’elaborazione di una separazione prevede le stesse fasi (e a volte gli stessi tempi) dell’elaborazione di un lutto:

Negazione. La realtà dei fatti è così intollerabile, all’inizio, da essere rifiutata. La persona lasciata vive come se non lo fosse stata. Alterna momenti in cui coglie il dato di realtà a momenti in cui tutto sembra non essere mai successo. 

Patteggiamento. L’evento non è più negato, ma la persona fantastica circa la possibilità che l’altro possa tornare. 

Rabbia. Quando ogni tentativo di ricongiungimento (anche in fantasia) è andato fallito, la persona comincia a sperimentare una forte e intensa rabbia. Verso sé, verso gli altri, verso la persona amata, verso il mondo. La rabbia, in questa circostanza non è un’emozione autentica e congruente ma serve a coprire l’emozione congruente alla perdita: la tristezza. 

Depressione. Questa fase è la più dura ma il suo attraversamento è l’unica via d’uscita per l’elaborazione della perdita. L’unica cosa da fare in questa fase è “stare” con la tristezza e accoglierla. “Il momento più buio è quello che precede l’alba”‘

Accettazione. È la fase che consente l’elaborazione totale della separazione. Il momento in cui avviene l’integrazione dell’evento nella propria vita. La persona ha chiaro cosa ha perso realmente e quali sono le cose che invece può portare con sé della relazione con la persona amata. Ogni relazione, infatti, consente di imparare cose di sé e modi di sentire, pensare e agire che restano risorse per il futuro.

Spesso, nell’affrontare la fine di una relazione, è utile rivolgersi ad un professionista.

Leggi anche l’articolo “Quando la coppia va in crisi”

Dott.ssa Luana Giovanelli – Psicologa e Psicoterapeuta

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