malattie autoimmuni

Malattie autoimmuni: un corpo che si “autoattacca”. I meccanismi psicologici che contribuiscono all’insorgenza e al mantenimento della malattia.

Accogliendo una riflessione promossa da alcuni conoscenti, oggi voglio affrontare il delicato tema delle malattie autoimmuni e del percorso tortuoso che le persone affette da tali patologie si trovano ad affrontare. Con questo articolo voglio riportare l’attenzione dei professionisti della salute sulla necessità di una presa in carico congiunta dei pazienti, da parte di una équipe multidisciplinare che includa il sostegno psicologico e la psicoterapia nel percorso di cura della persona.

Dubbi e Incertezza

Le malattie autoimmuni insorgono in seguito ad un malfunzionamento del sistema immunitario, imprevedibile e inspiegabile. In un individuo con malattia autoimmune le cellule e le glicoproteine del sistema immunitario aggrediscono l’organismo piuttosto che difenderlo dagli agenti patogeni esterni. Tali patologie rappresentano ancora un mistero per la scienza. La medicina è stata in grado di individuarne i sintomi e lo sviluppo, ma restano sconosciute le cause. Per le persone affette da malattie autoimmuni non esiste cura. Esistono trattamenti sperimentali sintomatici che eliminano o diminuiscono i sintomi, spesso solo in modo temporaneo. Per tale ragione, la persona colpita da tali patologie fa i conti ogni giorno con dubbi e incertezze circa la possibilità di vivere una vita serena. La persona si trova in una situazione in cui vivere il presente è complesso ed è ancora più difficile pensare al futuro, coltivare una progettualità a partire dalle piccole cose: il lavoro, le vacanze, gli impegni domestici, la socialità. In assenza di possibilità di controllo sui fattori esterni, sperimentando uno stato ansioso continuativo, la persona tende a sviluppare meccanismi psicologici di controllo su di sé e sull’altro. Il sistema di riferimento della persona con malattia autoimmune è spesso caratterizzato da rigidità. La persona è poco disponibile ad ascoltare e accogliere il pensiero dell’altro, poiché impegnata a preservare le proprie (poche) certezze. La persona ha esperienza di pensieri intrusivi circa la malattia e le aspettative di guarigione.

Dolore cronico

Esistono molteplici malattie autoimmuni che possono colpire organi differenti quali sistema nervoso, pelle, muscoli, intestino. Alcune più comuni e conosciute, quali la sclerosi multipla, l’artrite reumatoide, il morbo di Crohn, la fibromialgia, il morbo ciliaco, la psoriasi, il diabete mellito di tipo I. Altre meno conosciute, come la Idrosadenite suppurativa e la Sindrome di Sjögren. Non tutte presentano lo stesso livello di gravità, ma una cosa le accomuna: sono invalidanti. La caratteristica delle malattie autoimmuni è che il corpo attacca sé stesso e la quotidianità della persona viene severamente minata dalla presenza di dolore cronico.

Fare i conti con l’abitudine alla sofferenza fisica porta la persona ad un esaurimento delle proprie energie e a un disinvestimento da situazioni di vita costruttive.

Limiti quotidiani

I limiti quotidiani posti dalla malattia e l’assenza di cure definitive porta la persona a sperimentare un senso di impotenza rispetto alla possibilità di prendersi cura di sé. Questo riduce l’ottimismo e la speranza, quindi il pensiero positivo e la capacità di desiderare. La persona vede di fronte a sé limiti invalicabili e reputa impossibile un cambiamento verso una situazione di maggiore benessere. È inibito il pensiero creativo e la persona è bloccata nella possibilità di essere proattiva. Si togli potere in modo coercitivo e si autoattaca, in un processo mentale e psicologico parallelo a quello del proprio corpo. Così come l’organismo legge come “pericoloso” anche ciò che non lo è, la persona vive costantemente spaventata dalla possibilità di una nuova minaccia proveniente dall’ambiente esterno anche prima che sia realmente presente.

Lo stress: un circolo vizioso

Dal momento che le malattie autoimmuni sono il risultato di molteplici fattori, risulta particolarmente rilevante il ruolo della mente nell’insorgenza dei sintomi e nel loro mantenimento nel tempo. Gli studi confermano una base genetica di tali patologie, tuttavia si è concordi nell’individuare una correlazione significativa tra disfunzione del sistema immunitario e stress. I primi sintomi, spesso, sono il risultato di situazioni stressogene vissute dall’individuo. La persona, in seguito alle prime manifestazioni sintomatiche, sviluppa un’esperienza soggettiva che è spesso traumatica ed è nuova fonte di stress. Questo attiva un circolo vizioso che aumenta la pervasività dei sintomi nel tempo.

Lo stress può essere definito come una risposta psicofisica a richieste ambientali che la persona percepisce come eccessive rispetto alle proprie possibilità di farvi fronte. Lo stress cronico è un fattore predisponente per la rottura dell’equilibrio psicosomatico che porta a manifestazioni psicosomatica, oltre che emotive e comportamentali. Ciò significa che difficoltà psicologiche possono manifestarsi anche a livello corporeo.

Ansia, depressione e aggressività

La persona affetta da malattia autoimmune sperimenta una generale incapacità di gestire un insieme caotico di emozioni che percepisce come invasive. Le emozioni di base sono sperimentate in modo dirompente e disgregante. La persona fatica a identificarle e a verbalizzarle. La paura, naturale e legittima di fronte a situazioni di pericolo reale, diviene ansia anticipatoria gestibile solo mediante stretto controllo del proprio mondo interiore e dei fattori esterni. La tristezza, derivante dalla perdita delle proprie abitudini di vita e dell’autonomia, diventa umore cronicamente depresso. Porta a chiusura relazionale, solitudine, disinteresse generalizzato, senso di vuoto, affaticamento, pensieri suicidari. La rabbia, percepita in seguito all’invasione dei propri confini da parte di qualcosa di indesiderato che non può essere allontanato, sfocia in aggressività autodiretta e eterodiretta.

Minaccia al sistema familiare

Il sistema familiare dell’individuo affetto da patologia autoimmune è minacciato. Il cambiamento delle abitudini della persona provoca cambiamenti all’interno di tutto il sistema che deve riadattarsi nella quotidianità e nella progettualità. Il sistema familiare si trova a dover fronteggiare aspetti emotivi della persona malata che si ripercuotono sulla relazione. La persona si sente più sola anche in presenza dei familiari, non vista nel suo malessere, non compresa. Gustifica i propri comportamenti aggressivi a causa della malattia, dirigendo la propria rabbia nei confronti dell’altro (familiare, amico, medico che non riesce a trovare il giusto trattamento, …). Esercita controllo sull’altro come fa su se stessa.

Necessità di un intervento integrato

Così descritte, le patologie autoimmuni richiedono una presa in carico non solo da specialisti in medicina, ma anche da professionisti della salute mentale.

Per la persona sarebbe vantaggioso essere inserita in un percorso di sostegno psicologico individuale e di gruppo, così come i suoi familiari, al fine di sviluppare strategie di gestione dei sintomi nella quotidianità, mobilitazione di risorse per far fronte alle situazioni stressogene, sviluppo di nuove competenze di gestione emotiva (mentalizzazione, verbalizzazione, espressione di sé nella relazione) e di problem solving. Accanto a questo è indispensabile che la persona si riabiliti alla socialità e alla progettualità, tenendo conto dei limiti che la malattia impone (passando per la loro accettazione) e riscoprendo il ventaglio di possibilità ancora disponibili.

Dott.ssa Luana Giovanelli

Psicologa, Psicoterapeuta, Analista Transazionale CTA

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