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Menopausa: catastrofe o opportunità? Consigli psiconutrizionali

La menopausa è una fase specifica della vita della donna. Si parla spesso della menopausa come momento di crisi. Vengono enfatizzati i disturbi fisici e psicologici legati a questa fase del ciclo di vita femminile. Questo genera non poche paure.

Complessità

La menopausa è una fase di vita, ma anche un fenomeno caratterizzato da elevata complessità. Per questo, risulta utile utilizzare diversi punti di osservazione per leggerlo. Ed è consigliabile un approccio integrato per prendersene cura. È importante agganciare gli aspetti biologici, ormonali e metabolici ad aspetti psicologici.

Vediamo insieme alcuni aspetti chiave che descrivono il fenomeno.

Ormoni

Ecco una delle prime cose che vengono in mente parlando di menopausa! Il cambiamento ormonale. Questo mutamento sembra generare “tutto”. Gli ormoni vengono utilizzati come la più comune giustificazione a tutti i cambiamenti della donna. Compresi i famosi “sbalzi d’umore”. In ambiente medico i disturbi psicologici legati alla menopausa sono considerati, e quindi curati, come inevitabile conseguenza dello sconvolgimento ormonale. Pullulano quindi pubblicità di farmaci e integratori con le conosciutissime scatole rosa. Poco spazio viene dato alla considerazione degli aspetti emotivi legati al cambiamento.

Vampate di calore

Altro grande classico nella rappresentazione della donna in menopausa! La variazione nel livello di estrogeni è la spiegazione. Tuttavia, le vampate sono strettamente correlate a disturbi psichici che mantengono e, spesso, peggiorano il sintomo. Quando si presentano in maniera intensa e frequente aumentano l’incidenza di disturbi del sonno, disturbi attentivi (concentrazione e memoria) e disturbi del desiderio sessuale. Questo incide sui livelli di stress che, a cascata, scatena nuove vampate.

Cambiamento e perdita

Il cambiamento, per la donna, è totale. La conclusione del ciclo mestruale si collega, a livello psicologico, al passare del tempo e alla fine della fertilità. La donna cambia fisicamente e a questo è connessa una generale trasformazione dal punto di vista relazionale e sociale.

Corporeità e immagine di sé

Le modifiche ormonali sono responsabili del cambiamento nella distribuzione del grasso corporeo. Questo non spiega necessariamente l’aumento del peso. Tuttavia la donna comincia a fare i conti con una corporeità differente e un’immagine di sé in trasformazione. Rilevante è l’aumento di stress che può indurre ad un diverso consumo di cibo. Cibi ipercalorici possono essere utilizzati come mediatori emotivi. Il comportamento alimentare in questo periodo si modifica e questo può avvenire in due direzioni. La trascuratezza o la cura estetica ossessiva. Il primo tipo di comportamento è tipico delle donne che, vedendosi cambiate, pensano “non ci sia più nulla da fare”. Il secondo tipo è quello delle donne che “continuano a sentirsi giovani” e vogliono a tutti i costi mantenersi tali. L’obiettivo, dunque, dovrebbe essere quello di trovare la giusta misura.

Transizione

Mentre la donna è in menopausa, solitamente tutta la famiglia si trova in una fase di transizione importante. Le fasi in cui solitamente si inserisce la menopausa sono due.

  • La famiglia “trampolino di lancio”, in cui i figli si preparano all’autonomia e quindi alla separazione dai genitori;
  • La famiglia come “nido vuoto”, in cui i figli sono ormai fuori casa.

Vista la transizione in cui si trova la donna a livello psicosociale, il cambiamento risulta ancora più complesso durante la menopausa. La donna sperimenta uno stato di incertezza, confusione e emozioni ambivalenti.

Perdita

Ogni cambiamento comporta una perdita. La perdita di uno stato precedente, di equilibrio, di abitudini consolidate, di ruoli sociali e relazioni. È importante ricordarlo per una donna in menopausa. La perdita può portare con sé umore depresso che, trascurato, può condurre a depressione.

Coppia e sessualità

La donna che cambia nella sua corporeità e nella propria psiche, ha più difficoltà a sentirsi forte e fiduciosa nella relazione di coppia. È importante che la coppia si ritagli spazi di vicinanza e che possa riacquisire nuova energia! La sessualità deve essere rimessa al centro.

Consigli nutrizionali

In menopausa seguire un’alimentazione adeguata è importante per ridurre i sintomi e mantenere la donna in buona salute. È preferibile assumere ortaggi e verdure che contengano molto calcio e sali minerali (che diminuiscono in questo periodo). È utile diminuire il consumo di latticini che potrebbero portare ad un aumento del peso. Essenziale, inoltre, è la vitamina D contenuta in alte concentrazioni nell’olio di fegato di merluzzo. E in misura minore nei pesci grassi, nelle uova e nella carne di origine animale.

Per contrastare gli sbalzi d’umore è importante assumere fitoestrogeni abbondanti nella frutta secca, nella soia e più in generale nei legumi.

Approccio integrato: da catastrofe a opportunità

Durante la menopausa potrebbe essere utile iniziare un percorso psiconutrizionale, allo scopo di affrontare sia gli aspetti psicologici che biologici. Tutto questo allo scopo di ristabilire l’equilibrio psicofisico!

La cura degli aspetti fisiologici è importante. Altrettanto importante è la riscoperta di sé attraverso l’analisi degli aspetti emotivi, cognitivi e comportamentali che caratterizzano la donna in questo delicato periodo di vita. Un percorso integrato può consentire di individuare e sviluppare risorse nuove affinché la menopausa diventi una nuova opportunità per piacersi.

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Dott.ssa Luana Giovanelli – Psicologia e Psicoterapia

Dott.ssa Cristina Fantasia – Biologa Nutrizionista

obesità infantile

Obesità infantile: è giusto mettere a dieta un bambino?

Sovrappeso e obesità infantile sono in crescita nella nostra società. Molti fattori contribuiscono al verificarsi di questa tendenza. L’origine dell’obesità durante infanzia e adolescenza è complessa. Quindi è importante comprendere come intervenire nel caso di bambini in questa condizione. Mettere a dieta il bambino è utile? È l’unica soluzione disponibile?

Come mai il bambino aumenta di peso?

Ciò che determina l’aumento di peso, a tutte le età, è un meccanismo fisiologico. In estrema sintesi: un’alimentazione ipercalorica, non accompagnata da un aumento dell’attività fisica, conduce a condizioni di sovrappeso/obesità. Assumere più calorie di quelle necessarie fa sì che il peso aumenti.

Il comportamento alimentare del bambino è influenzato dal comportamento del genitore durante i pasti. Esistono comportamenti che influenzano positivamente il modo di alimentarsi dei bambini e altri che, al contrario, rinforzano comportamenti alimentari disfunzionali.

Sono i genitori a promuovere le prime esperienze che i bambini hanno con il cibo. Sia attraverso il loro stesso comportamento alimentare che mediante regole alimentari e routine quotidiane.

È importante prevenire comportamenti alimentari che conducano ad aumento del peso nei bambini.

E quando la condizione di sovrappeso o obesità è già presente, cosa fare?

Come già detto, il problema principale per un bambino che ingrassa è il comportamento dei genitori. Se è vero che esistono dei fattori genetici che predispongono all’obesità, un’alimentazione che rispetti il fabbisogno calorico del bambino è correlata a normopeso. A meno che non vi siano altre cause mediche rilevanti. Spesso bambini obesi sono figli di genitori obesi.

Occorre, quindi, che i genitori si interroghino, prima di tutto, su quale sia il loro modo di alimentarsi e di relazionarsi con il cibo. Quali routine familiari vengono sostenute. Quale stile di vita hanno scelto per sé e per i propri figli. Quale ruolo assume il cibo nella quotidianità, nella gestione delle emozioni e nelle relazioni. E quante informazioni abbiano rispetto alla sana alimentazione nel bambino.

No alla dieta nei bambini!

La prescrizione di una dieta restrittiva nei bambini non conduce ad alcun risultato e psicologicamente impedisce lo sviluppo di alcune competenze utili per gestire il proprio comportamento alimentare in modo autonomo e consapevole.

Cosa fare come genitori?

1) Favorire l’autoregolazione dell’introito calorico

È sconsigliato il controllo da parte del genitore mediante restrizione calorica o cambiamento drastico della qualità degli alimenti (proibizioni).
Un eccessivo controllo rende il bambino incapace di darsi libertà in modo sano e aumenta il rischio di comportamenti “ribelli” rispetto all’assunzione di cibo, fuori controllo.

Al contrario è utile che il bambino sia autonomo nel decidere le porzioni. Una porzione da adulto può risultare inadeguata per un bambino, il quale può sentirsi costretto ad assumere cibo oltre il suo naturale senso di sazietà. La regolazione dell’introito calorico dall’esterno non è utile e può causare due meccanismi opposti legati al cibo: rifiuto/inibizione o perdita di controllo/abbuffata. Il secondo caso è comportamento tipico di bambini sovrappeso.

2) Ascoltare i segnali fisiologici di fame e sazietà

Fame e sazietà sono due meccanismi fisiologici alla base del comportamento alimentare. Il centro della fame consente all’organismo di inviare segnali che, ascoltati, attivano verso un comportamento di assunzione di cibo. Il centro della sazietà inibisce quello della fame, bloccando lo stesso comportamento. Ecco perché, insegnare al bambino a riconoscere di volta in volta tali segnali è importante per modificare il comportamento alimentare.

È evidente che un adulto allenato ad ascoltare il proprio senso di fame e sazietà sarà più competente nell’aiutare i propri figli a farlo. È importante durante il pasto che al bambino vengano proposte porzioni adeguate e che sia stimolato, tra una portata e l’altra, a domandarsi “sono sazio?”, “ho ancora fame?”.

3) Sviluppare capacità di regolazione emotiva

Il cibo è largamente utilizzato come mediatore per gestire le proprie emozioni. Un’incapacità del genitore di riconoscere e gestire adeguatamente le proprie emozioni e quelle del bambino condurrà ad un utilizzo improprio di modalità disfunzionali, quali l’ausilio del cibo. Quante volte un bambino che piange viene consolato offrendo del cibo? Quante volte un bambino che “fa i capricci” viene punito attraverso una proibizione alimentare? Quante volte si vedono bambini annoiati che vengono intrattenuti con qualche alimento gustoso?

È utile, quindi, imparare ad ascoltarsi ed ascoltare. Avviare riflessione condivisa su come ci si sente. Trovare modi alternativi al cibo per regolare gli stati emotivi!

4) Conoscere gli effetti di fattori percettivi sul comportamento alimentare

Alcuni fattori percettivi guidano l’acquisto e l’assunzione di cibi. È importante rendersi consapevoli rispetto a ciò che accade a livello percettivo mentre si scelgono alcuni alimenti e anche mentre si mangia. Questo aiuterà a regolare il comportamento alimentare anche sulla base di come viene percepito ciò che c’è nel piatto.

I meccanismi percettivi influenzano particolarmente il modo di mangiare dei bambini. É importante, quindi, che il genitore tenga conto di colori, odori, grandezza dei piatti, e si adoperi affinché l’esperienza percettiva del bambino a tavola sia piacevole.

5) Acquisire informazioni nutrizionali utili

L’aiuto di un nutrizionista risulta comunque molto utile. Anche se per i bambini non è indicata la prescrizione di una dieta, è importante che genitori di bambini in sovrappeso o obesi si rivolgano ad un nutrizionista.

Lo scopo è quello di avere indicazioni specifiche su quantità e qualità dei cibi che il bambino può o deve assumere. È importante perché non sono i bambini a fare la spesa e a decidere, bensì i genitori. Un po’ di libertà è utile affinché il bambino sviluppi autonomia, ma è altrettanto importante che i genitori sappiano accompagnare il bambino nel fare scelte da una posizione protettiva.

Sovrappeso e obesità nell’infanzia, infatti, predispongono ad una serie di fattori di rischio cardiovascolare, diabete, ipertensione e displidemie (valori alti di trigliceridi e colesterolo ldl nel sangue). Per questo è importante per il bambino assumere alimenti sani e nelle giuste quantità.

Prevenzione e intervento psiconutrizionale

Data la compresenza di fattori psicologici e fisiologici che predispongono e mantengono sovrappeso e obesità nel bambino, risulta indicato un intervento mirato di tipo psiconutrizionale. Questo consente di avere adeguate informazioni nutrizionali e sviluppare competenze nuove di gestione del proprio comportamento alimentare e di quello del bambino.

Dott.ssa Cristina Fantasia – Biologa Nutrizionista (seguila!)
Dott.ssa Luana Giovanelli – Psicologa Psicoterapeuta (seguimi!)

PSICONUTRIZIONE

Come gestire l’alimentazione durante le feste? 10 Suggerimenti Psiconutrizionali.

Da Natale a Capodanno: cibo al centro!

Addobbi, luci, regali, inviti, auguri e… Cibo. Durante le feste, la parola d’ordine sembra essere MANGIARE! I dolci la fanno da padrone, insieme a tutta una serie di leccornie di ogni genere. Tradizioni, specialità tipiche e innovazione enogastronomica. Abitudini culinarie consolidate negli anni, riti e rituali familiari.

Tutto ruota intorno ai 4 pasti principali, che diventano veri e propri eventi. La vigilia e il pranzo di Natale, il cenone e il pranzo di Capodanno. Eppure, l’avvento delle festività natalizie sembra essere motivo, per molti, per mettere in atto meccanismi di ipercontrollo sul proprio comportamento alimentare. Tutto fa presupporre che vi sia nell’aria tanta ansia più che piacere e rilassatezza. Insomma, l’esatto opposto di ciò che ci si aspetta dalle festività!

Come gestire al meglio la propria alimentazione?

È senza dubbio utile rinfrescare alcuni suggerimenti in ambito alimentare, che possano aiutare a mantenere lo stato di benessere fisico a cui naturalmente tendiamo. É importante ricordare che queste linee guida hanno importanza soprattutto per chi ha problemi di sovrappeso o obesità. Nonché per coloro che seguono una dieta e non vogliono “rovinare” il lavoro intrapreso.

Non ingrassare, durante le feste, sembra impossibile per tutti. Aumenta sulle nostre tavole la presenza di dolci e pietanze caloriche. Ma é necessario considerare che NON TUTTI hanno necessità di restringere, controllare, regolare. Ma ognuno ha bisogno di mantenere il proprio equilibrio psicofisico. Ecco perché é utile considerare alcuni aspetti psicologici nella gestione del comportamento alimentare durante le festività; comportamento che sembra modificarsi in funzione di alcune credenze distorte e meccanismi disfunzionali.

Ecco alcuni suggerimenti Psiconutrizionali per te!

1) Ricordati che i giorni di festa sono 4.

Anche se é chiaro per tutti che i giorni di festa sono 4, spesso ci si comporta come se le festività durassero quasi un mese. Si finisce così per lasciarsi tentare da ogni genere di prelibatezze durante tutto il periodo pre e post natalizio, adottando strategie restrittive proprio nei 4 giorni in cui si potrebbe sperimentare più libertà a tavola.
Il consiglio é di concedersi cibi golosi (panettone, pandoro, cioccolato, alimenti calorici) SOLO durante la cena della vigilia, il pranzo di Natale, il cenone di Capodanno e il pranzo del primo dell’anno.

2) No ai digiuni!

I digiuni pre e post natalizi sono utilizzati spesso come rimedio agli eccessi. Non é necessario, né utile. Quindi aboliti i digiuni!

3) Stretegie “pre”.

Prima dei pasti delle feste é utile continuare a seguire un piano alimentare sano e riprendere il proprio stile di vita equilibrato a partire dal 26 dicembre. Anche se si é in compagnia si può optare per pasti ipocalorica fino al cenone di capodanno.

4) Godersi alcuni pasti ipercalorici non significa rompere gli schemi.

É importante non confondere i pasti delle feste come “rottura” di uno schema. Si sta semplicemente concedendo al proprio fisico l’assunzione di qualche caloria in più. Non saranno le calorie assunte durante i 4 giorni fatidici a determinare la nostra forma fisica del resto dell’anno. Considerare “rottura” di uno schema ciò che non lo é, significa dare il lasciapassare per continuare a trasgredire. Perché “ormai il danno é fatto”. Nessun danno se l’assunzione di cibi ipercalorici é ristretta nel tempo.

5) Niente paura!

La paura è un’emozione utilissima. Ma solo se congruente alla situazione. Quindi se esiste un reale pericolo o una minaccia per sé. Vivere con ansia l’alimentazione durante le feste non ha senso. Non vi é alcun pericolo nell’assumere una quantità di cibi ipercalorici superiori alla norma per un’occasione speciale! Non c’é una reale minaccia per il proprio peso o la propria immagine corporea.

6) Ascoltati!

Questo è il suggerimento più prezioso, quello che a tavola e nella vita bisognerebbe seguire sempre. Ascolta i tuoi bisogni. A volte durante i pasti delle festività ci obblighiamo alle grandi abbuffate. Perché “a Natale é giusto così”, “Perché alle tradizioni non si rinuncia”, per non offendere chi ha cucinato, perché “é un peccato sprecare tutto quel buon cibo”. E spesso, ci si dimentica di ciò che si vuole veramente. Ascolta il tuo senso di fame e sazietà, mangia solo ciò che ti piace e ti va. Concediti tutti quegli alimenti che ami in abbondanza, ma senza esagerare. Senza superare il tuo limite.

7) Il principio del piacere.

Goditi i momenti insieme a famiglia e amici, senza pensare al peso! Senti ciò che ti accade: gioia, allegria, piacevolezza. Troppo spesso si mette da parte il senso del piacere come se non fosse accettabile. E questo è vero soprattutto a tavola. Qual è l’ultima volta che hai assaporato davvero un cibo?? Da quanto tempo non fai caso a quanta bellezza ci sia nel condividere un pasto con le persone a te care? Mentre mangia guarda meno il piatto e guardati un po’ di più intorno!

8) Strategie per smaltire i chili in più.

Il leggero aumento di peso nei giorni di festa non rimane molto a lungo se si riprende a seguire una dieta equilibrata. Nel giorno successivo a quello del pasto ipercalorico prediligi un’alimentazione ipocalorica di compenso che preveda frutta e verdura.

9) Aggiungere piuttosto che tagliare.

Sembra un paradosso ma… Durante i pasti di festa pensa ad aggiungere alla tua alimentazione ciò che ti piace e che non ti concedi spesso, piuttosto che a tagliare ciò che é troppo calorico. É tutta una questione di mente! Più si è soddisfatti a tavola e meno si avrà bisogno di esagerare. E ricorda che il buon umore a tavola incide positivamente sulla gestione del comportamento alimentare.

10) No all’ipercontrollo!

Strategie altamente restrittive conducono all’effetto contrario. Lo sai che più ti controlli e più tenderai successivamente a trasgredire? Scegli per te un controllo protettivo, fatto di piccoli accorgimenti e ascolto profondo. Un controllo ostile (fatto di regole e punizioni), conduce ad un aumento della probabilità che a lungo andare tu ti muova con libertà ribelle. E quindi che perda il controllo in modo irragionevole. Nel comportamento alimentare é tipico infatti finire per abbuffarsi dopo aver ristretto molto! Ricorda di concederti sempre piccoli spazi di libertà e godertela!

Buone Feste!!

Dott.ssa Luana Giovanelli Psicologa e Psicoterapeuta (segui)
Dott.ssa Cristina Fantasia Biologa Nutrizionista (segui)

PSICONUTRIZIONE

Insonnia: quali rimedi?

Insonnia: cos’è?

L’insonnia è un disturbo del sonno. Il più frequente e diffuso. Circa un terzo della popolazione ne soffre. Interessa maggiormente le donne. L’insonnia può essere primaria o secondaria. Si definisce primaria quando si presenta come forma autonoma, non dipendendo da altre cause mediche.

È possibile distinguere alcuni aspetti sintomatologici dell’insonnia: difficoltà di addormentamento, risvegli frequenti, risvegli precoci con difficoltà di riaddormentamento, difficoltà a dormire in modo continuativo.

Fattori di influenza e mantenimento

Tra i fattori che influenzano e mantengono i disturbi del sonno, in questo articolo si porrà attenzione sugli aspetti psicologici e sugli aspetti nutrizionali. Lo scopo è di dare indicazioni rispetto ad una presa in carico congiunta in un percorso psiconutrizionale.

Fattori psicologici

Tra i fattori psicologici che incidono maggiormente sull’insonnia vi è lo stress. L’insonnia può manifestarsi come disturbo reattivo agli eventi stressanti della quotidianità o essere ricondotta a come sintomo secondario di un disturbo differente.

Lo stress è una situazione tipica della nostra società. La persona sperimenta richieste ambientali superiori alle risorse e capacità a disposizioni per farvi fronte. Una vita frenetica, senza “spazi di respiro” e senza un’adeguata comprensione della situazione di difficoltà, predispone alle conseguenze dello stress cronico con ripercussioni sul sonno.

Tra le cause dell’insonnia troviamo diversi disturbi psicologici. I più comuni sono: il disturbo d’ansia generalizzato e i disturbi dell’umore (per esempio, depressione). In soggetti con disturbo d’ansia generalizzato, l’insonnia si presenta prevalentemente come difficoltà a dormire in modo continuativo durante la notte. I risvegli frequenti, associati a tensione muscolo-articolare e a pensieri ricorrenti, non consente un sonno ristoratore. Nei disturbi dell’umore, l’insonnia si presenta come difficoltà a prendere sonno e come risvegli precoci (anche in piena notte) con impossibilità di riaddormentamento.

Fattori alimentari

L’alimentazione gioca un ruolo determinante nelle dinamiche del sonno, poiché mediante l’assunzione di alcuni alimenti si può favorire l’addormentamento. Al contrario l’assunzione di particolari cibi può causare un’attivazione neurofisiologica che influenza negativamente la possibilità di mantenere con continuità il sonno. Un sonno poco ristoratore ha un effetto a cascata sulla possibilità di prendere o perdere peso.

Chi dorme meglio, infatti, ha maggiori probabilità di restare magro. Durante il sonno profondo, infatti, viene prodotto l’ormone leptina, che stimola il senso di sazietà durante la giornata. La leptina agisce controllando a livello cerebrale la quantità di cibo da assumere. Chi dorme poco, non profondamente, ha invece maggiore probabilità di ingrassare. Un organismo poco riposato, infatti, produce l’ormone grelina che fa aumentare il senso di fame durante il giorno.

Un circolo vizioso che si autoalimenta

Come precedentemente visto dal punto di vista psicologico e alimentare, l’insonnia ha conseguenze psicofisiologiche sulla vita diurna che contribuiscono al mantenimento del disturbo. Per questo è necessario un trattamento specifico che consenta alla persona di modificare gradualmente alcune abitudini di vita.

Trattamento Psiconutrizionale

Psicologia

La gestione dello stress quotidiano implica primariamente la comprensione di quali eventi abbiano dato origine allo stress acuto. Questo consente di attivare competenze di problem solving per risolvere la situazione specifica, senza mantenere a livello cognitivo aspetti di ruminazione notturna. Questo significa interrompere il meccanismo per il quale prima di addormentarsi la persona avvia pensieri ricorrenti rispetto alle situazioni stressanti della giornata. Abilità di riconoscimento e mobilitazione di risorse personali e ambientali e di strutturazione del tempo, risultano essere aspetti indispensabili per ridurre i livelli di stress.

Nel caso di disturbi psicopatologici legati ad ansia e umore depresso, è importante avviare un percorso psicoterapeutico per ridurre la sintomatologia e dare senso al disagio.

Alcune attenzioni, di natura cognitivo-comportamentale, per favorire l’addormentamento notturno sono:

  • ridurre le distrazioni nel luogo in cui si dorme;
  • ridurre il livello di attivazione almeno un’ora prima di andare a dormire, dedicandosi ad attività rilassanti;
  • agevolare l’addormentamento mediante luci soffuse, suoni tenui, giusta temperatura corporea (fresco d’estate, caldo d’inverno);
  • tecniche di rilassamento per concentrarsi sullo scioglimento della tensione corporea e su pensieri positivi;
  • nel caso di risvegli precoci, non sforzarsi di stare nel letto se non si riesce a riaddormentarsi.
Alimentazione

A livello alimentare è importante assumere cibi che contengano triptofano, amminoacido che alza i livelli di serotonina e melatonina (ormone che induce sonnolenza). Alcuni alimenti consigliati nel pasto serale sono riso, ricotta, pesce, verdure a foglia larga, datteri, avena.

Al contrario, è consigliabile evitare cibi confezionati, cibi che contengano tiramina che stimola la secrezione di adrenalina (per esempio, il cioccolato) e l’alcool.

Dal momento che, come visto in precedenza, tra le cause più comuni dell’insonnia vi è lo stress è utile integrare a livello alimentare il magnesio. In caso di stress prolungato, infatti, uno dei minerali che più facilmente può essere “perduto” (perché più consumato) è appunto il magnesio.

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Endometriosi

Come prendersi cura dell’endometriosi dal punto di vista alimentare e psicologico?

La Psiconutrizione suggerisce un approccio integrato per la cura dell’endometriosi, al fianco delle tradizionali cure mediche. L’endometriosi è una malattia infiammatoria caratterizzata da cronicità che colpisce le donne in età fertile. Prevede la presenza di tessuto endometriale al di fuori dell’utero. La sintomatologia correlata all’endometriosi è variabile: dismenorrea, crampi durante il ciclo mestruale, dolori pelvici, dolori nei rapporti sessuali (dispareunia), ipofertilità.

Gli effetti dell’endometriosi non riguardano solo gli aspetti organico-corporei, poiché la malattia ha importanti ripercussioni anche dal punto di vista psicologico. La patologia incide negativamente sul funzionamento della persona dal punto di vista psicologico, relazionale e sociale. Il benessere soggettivo può risultare gravemente compromesso. Le aree più compromesse a livello psicologico riguardano: la sessualità, l’identità, la relazione di coppia, il lavoro. Il nucleo centrale attorno al quale si sviluppa la sintomatologia psicologica è il dolore cronico.

Le patologie correlate all’endometriosi sono: disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, disturbo dell’adattamento, stress cronico. Elevati livelli di stress incidono sullo stato infiammatorio, mantenendo la malattia.

Un intervento integrato psiconutrizionale può consentire di stabilizzare e migliorare la sintomatologia derivante dall’endometriosi. In particolare il livello di infiammazione e il dolore cronico.

Dal punto di vista alimentare: una dieta a basso Indice Glicemico può intervenire sui sintomi, riducendo lo stato infiammatorio e quindi il dolore associato, rallentando lo sviluppo cellulare estrogeno dipendente.

Dal punto di vista psicologico è necessario un sostegno mirato alla riduzione dello stress, allo sviluppo o alla mobilitazione di risorse psicosociali, alla gestione delle emozioni correlate ad ansia e depressione.

Dott.ssa Luana Giovanelli – Psicologa e Psicoterapeuta (seguimi)

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Leggi anche il mio articolo “Parliamo di dieta?”